Precetti di piccola igiene materialista, in vista del prossimo congresso del PD.

l’Altro 8 Agosto 2009

Sgombrare la mente, riporre in soffitta (bene ordinate per quanto possibile, serviranno allo storico) le vecchie questioni che ci tormentano (qualcuna dal ’93, altre anche da prima): il nuovo inizio, vi porterò alle isole felici dove regna il grande Achille, la gioiosa macchina da guerra, vota il candidato, la religione del maggioritario, possiamo governare con un solo voto di maggioranza, un partito tendenzialmente maggioritario, liberalizzazioni e privatizzazioni, l’etica contro l’individualismo, fatta l’Italia bisogna fare gli italiani, … Astrazioni indeterminate! (avrebbe detto il grande Galvano con sprezzo…). Carte truccate tenute da baro dentro la manica, cinque, sei assi da calare in tavola al momento giusto!… (ci han promesso la dimane / la diman s’attende ancor…).

Aprire gli occhi sul presente, i conti non tornano perché l’Italia va sempre più a rotta di collo verso il burrone… La zia di Proust (le zie di Proust manifestavano il loro dissenso con tanto garbo che non si avvertiva neppure…), Sandro Bondi, dopo essersi visto assegnare 60 milioni di euro per un suo fondo discrezionale a parziale risarcimento dei 360 tagliati al FUS, sopprime la PARC (la direzione generale che si occupava di paesaggio, architettura ed arte contemporanea) quando più servirebbe (Piano Casa e nefandezze annunciate con la scusa del deficit energetico), riconducendola all’interno delle Belle Arti… La RAI scende da Sky, perdendo 162 milioni di euro in un colpo solo (50 di contratto annuale, 75 sui prodotti cinematografici distribuiti da RAI Cinema, 7 di proventi pubblicitari), e lo fa per legarsi (il garante non ha nulla da dire?) sempre più strettamente agli interessi Mediaset… Altro che Berlusconi alla frutta, a giudicare dal “barbaro appetito” che manifesta!… In politica cosa fatta capo ha, ricordate l’abolizione dell’ICI che ha messo in ginocchio la finanza locale? spesso basta la parola (contro i fannulloni e contro il ’68…), ed i tagli alla scuola ed all’Università sono diventate riforme, su cui Giavazzi pontifica all’infinito…

Dal Congresso del PD deve nascere un’opposizione più forte… Non basta il vigore della denuncia, si dovrebbe recuperare qualcosa (anche di quella tradizione di puer robustus ac malitiosus dell’innominabile PCI)… Perché allora qualcosa si faceva, si sapeva lottare e qualche volta anche piegare gli interessi avversari, luglio ’60, abolizione delle gabbie salariali, rafforzamento delle autonomie… Per spiegarmi, parto dal fatto che ci si imbatte sempre, la frequenza non è affatto diminuita nonostante Patrizia, Veronica e Barbara, in quello che dice, assolvendolo dai suoi difetti, “però Berlusconi sta salvando l’Italia!”. Resto sempre di sale, perché non capisco come la stia salvando, visto che il PIL schizza verso il basso, il debito pubblico verso l’alto, la disoccupazione cresce verso percentuali a due cifre, la ripresa non arriva, lo stato delle nostre infrastrutture (Alitalia, Ferrovie dello Stato, autostrade) è indecente, le città sono fuori controllo, investiamo meno di tutti i paesi dell’OCSE in scuola e cultura, ed il nostro appeal – dal made in Italy al calcio ai premi cinematografici internazionali (con le significative eccezioni di Gomorra e Il Divo), è in vertiginoso ribasso… Quanto alla perdita di appeal , come non pensare che c’entri qualcosa che il nostro Presidente del Consiglio è diventato una barzelletta internazionale?… E che c’entri almeno uno zinzino anche l’immagine – trasmessa a tutto il mondo con i Mondiali di Nuoto – di un paese più proiettato al ripescaggio del ventennio fascista che verso il futuro? Poi ci penso e capisco che per quel signore l’Italia è un’astrazione, e quello che sente, molto concretamente, è che Berlusconi sta salvando i suoi interessi… L’affare diventa ancora più chiaro quanto il signore comincia ad elencare i modi in cui Berlusconi sta salvando l’Italia: il pugno duro nella questione dell’emigrazione, gli scioperi praticamente cancellati grazie a Sacconi, le ronde (che, se “partecipate” seducono i non pochi sindaci sceriffi o aspiranti tali del PD…), il ritorno alla severità degli studi (la crescita dell’etilismo tra i giovani non viene messa mai in relazione con le responsabilità della scuola…), gli show di Brunetta, il silenzio ai cui sono ridotti i comunisti… E naturalmente le cose che non si dicono: il premio alle rendite, la forza del lavoro strozzata, il trionfo dei privilegi di nascita, l’evasione fiscale che è tornata alla grande, scudi fiscali che somigliano a condoni…

Non posso che sentirmi insoddisfatto dalle piccole manovre che si profilano… Il neo-nuovismo che vuole chiudere la stalle dopo che i buoi sono scappati, le caute aperture a sinistra di Bersani e il rilancio franceschiniano del veltronismo (ma “con le palle”…), i tanti accigliati che si chiamano fuori… Se non si individuano i conflitti, le parti in conflitto e non si prende posizione, se non si fa lotta politica, non vedo futuro per la sinistra (e nemmeno per l’Italia, che ha un assoluto bisogno, dopo quindici anni di mediocri sceneggiate, di politica e di riforme)… Io credo che sulla cultura, sulla produzione immateriale, sulle infrastrutture, sul restauro del paesaggio, sulla densificazione delle città si possono aggregare forze ed interessi alternativi a Berlusconi, capaci di sconfiggerlo e di governare… Ma questo non può rientrare nella mediocre prospettiva della “vocazione maggioritaria”, o negli equilibri ex DS ex Margherita, o nella volontà di autoconservazione di una classe dirigente che ha già fatto abbastanza fallimento. Il limite dell’Ulivo non era nella volontà di creare un’alleanza tra forze non omogenee (e che altro modo può esserci, visto che l’Italia è come è, è l’Italia e non gli USA?) ma nel non aver creato un alleanza politica, che nascesse dai conflitti reali e dagli interessi reali, non da un vago bla bla sull’etica e sul metodo… Il limite dell’ultimo governo Prodi era nel contrasto tra un programma che sembrava un contratto notarile ed il fatto che la sua azione di governo si può riassumere nello slogan tardo maoista “tutto il potere a Padoa Schioppa”…

Visto che il Congresso è del Partito Democratico, contrappongo alla democrazia secondo Daniel Cohn Bendit (grande intervista su “Repubblica” del 6 agosto) la democrazia secondo Jean Luc Nancy. Il primo, il passato; il secondo, il presente. Cohn Bendit spiega che in Italia “non c’è più un’idea di progresso collettivo nazionale. Il vostro premier è l’emblema di un modello in cui per arrivare c’è solo l’individualismo. Lui incarna l’egoismo, il pensare solo per sé e ai propri interessi (…) L’individualismo è il carattere tipico della post-democrazia, di una società che non conosce l’interesse generale (…)”. Astrazioni, arriccerebbe ancora il naso della Volpe! La democrazia secondo Jean Luc Nancy (questo sì che potrebbe dare senso al nome del PD!), nasce dalle lotte degli anni Sessanta e del ’68, è una radicale reinvenzione della democrazia. Il principio (cito Ida Domimijanni sul manifesto del 6 agosto) “dell’incalcolabile contro il calcolo del capitale, la non equivalenza contro l’equivalenza generale del denaro (…) l’eguaglianza dell’incommensurabile contro la serialità dell’individualismo liberale, l’ordine del non scambiabile contro il regime mercantile dello scambio”. Dice Nancy, è: “il nome di un regime di senso, la cui verità non può essere sussunta in nessuna istanza ordinatrice, né religiosa né politica né scientifica o estetica, ma impegna interamente l’uomo in quanto rischio e chance di se stesso, danzatore sull’abisso” (Verità della democrazia, edizioni Cronopio). Possiamo avere la forza di dar vita ad un Partito Democratico che non discuta in eterno sulle regole, perdendosi nel sogno impossibile di un “spirito” di “progresso collettivo nazionale”, ma sappia mettersi e metterci in gioco come invenzione radicale del futuro?

P.S. Non avrei scritto questo, non stessi leggendo More pricks than kicks, la prima raccolta di novelle di Samuel Beckett (1934) di cui è protagonista Belacqua. Trasparente riferimento al Belacqua di Dante, che sconta in Purgatorio una vita indolente. Non è “sedendo e riposando che l’anima diventa saggia!” Scuotiti, sinistra italiana, che tanto somigli a Belacqua!

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