OOPS CI SIAMO SPOSTATI!

ottobre 15, 2009

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http://www.renatonicolini.it/

Vota per le dimissioni di Bondi

agosto 19, 2009

Appello per le dimissioni di Bondi

agosto 18, 2009

bondi

l’Altro, 13 Agosto 2009

Chissà se l’innocuo terzino Ernesto Galli della Loggia, abituato a costruire editoriali che sfiorano la polemica evitandola accuratamente, poteva mai immaginare non solo di irritare Alberto Abruzzese (che l’ha giustamente criticato ieri su l’Altro, ma di scatenare l’ira del mite Bondi (che, abbiamo avuto modo di vederlo in TV, quando abbaia morde…)… Probabilmente tutto avrebbe voluto ma non questo, visto che finora ha rinunciato alla replica… Nel rispondere a Galli della Loggia Bondi perde ogni controllo, e si lascia andare ad affermazioni estremamente gravi. Galli della Loggi segnale che la Treccani, la Crusca, i Lincei, la Dante Alighieri, sono in “gravi difficoltà”? Il ministro risponde che il loro ruolo va “ripensato alla luce di come il mondo è cambiato”. E com’è cambiato, questo mondo? Nello “stato nascente” – che secondo Bondi contraddistinguerebbe la politica oggi – “si sta preparando una nuova generazione di intellettuali e politici”. L’elenco è veramente impressionante: Magna Carta di Gaetano Quagliariello, Fare Futuro di Gianfranco Fini, Free foundation di Renato Brunetta e Franco Frattini, Nova res publica “animata anche da Giulio Tremonti” (“un intellettuale nel senso più profondo del termine”), la non meglio conosciuta Formiche, Arel di Enrico Letta ed infine (annunciata per settembre) Erasmo3000 (“che seguirò in prima persona con Mariastella Gelmini”). Cinque ministri, un Presidente della Camera, più le formiche ed Enrico Letta: personalità che è difficile definire indipendenti, autorevoli per carisma e prove intellettuali… Sostiene Bondi, volutamente tranchant, che “una cultura incapace di farsi politica rischia di volgere al velleitarismo o farsi inutile e pedante piagnisteo”. Non va apprezzata per la propria autonomia, al contrario… Bondi ammettere, per pura teoria, che ”la critica sia la principale funzione della cultura”; ma questa, denuncia, è anche la caratteristica “di una cultura incapace in generale di slegarsi dai retaggi marxisti”. Per il Ministro, “la migliore cultura politica nel senso vero del termine” sono gli elencati “think thank che danno un sostegno alla politica”. Bondi proclama la sua rivoluzione culturale, di cui sono noti gli antecedenti, dalla lotta al “culturame” ai “panni sporchi” di Andreotti, dal nazionalsocialismo di Goebbels a Stalin, da Gheddafi a Pol Pot, invitando a misurare la cultura “in base ai successi ottenuti, alle cose realizzate, non solo alle demolizioni portate a compimento”. Da qualunque punto di vista, dovrebbe perciò presentare le proprie immediate dimissioni. Se si è dalla parte di quei conservatori che preferiscono Dante, i Lincei, la Treccani e persino la Crusca a nuovi filosofi come Quaglieriello, Fini, Brunetta, Frattini, Bondi e Gelmini… E soprattutto se si prende alla lettera il suo stesso invito a giudicare in base alle “cose realizzate”. Tra queste, la rivendicata riforma del ministero dei Beni Culturali, “operante da pochi giorni”, istituisce una velleitaria “Direzione per la valorizzazione” (povero soldato Resca, a cui viene affidato l’ambiguo compito di non seguire più “solo un’idea conservativo museale” ma di imprimere “un forte slancio verso la valorizzazione del nostro patrimonio”!), mentre sicuramente “porta a compimento” la “demolizione” della Direzione per il paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanea. Di taglio in taglio, di umiliazione in sottrazione di competenze, di mancato concorso in mancato adeguamento delle retribuzioni, si sta demolendo la rete (quando non ci sarà più, sicuramente la rimpiangeremo) delle Sopraintendenze e degli Istituti Centrali, orgoglio italiano, che era stata costruita in decenni dal lavoro di Ranuccio Bianchi Bandinelli, Guglielmo De Angelis d’Ossat, Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan, e tanti altri… E’ difficile pensare che Bondi possa dimettersi spontaneamente. Bondi furioso è capace di trasformare quella che sino a ieri appariva dai suoi stessi sospiri una sconfitta (il mancato reintegro del taglio al FUS) in un successo strategico, rivolto “a spezzare quel perverso legame tra cultura e politica … che si fortifica attraverso il finanziamento diretto di alcuni settori della cultura (cinema, spettacolo…)”, passando “dal finanziamento diretto a quello indiretto mediante l’attivazione di sistemi di defiscalizzazione”. Di là dal merito di queste sue considerazioni, che si riassumono nella rinuncia totale e preventiva a qualsiasi forma di cinema, teatro e spettacolo pubblico, ci sarebbe da osservare che i tagli sono immediatamente effettivi, mentre i “sistemi di defiscalizzazione” esistono (forse) solo nei progetti del think thank Quagliariello, Fini, Brunetta, Frattini, Bondi, Gelmini… La riforma per tagli immediati, equivalente all’antico modo di buttare in acqua il bambino per insegnargli a nuotare, oltre i Beni culturali e lo spettacolo interessa già l’altra pensatrice di Erasmo 3000, Mariastella Gelmini, sinora nota per l’egìda ed il trasferimento a Reggio Calabria per gli esami di abilitazione (oltre che per i meriti personali che Berlusconi ha apprezzato…), che la sta già applicando alla scuola e all’Università… Invito perciò tutti quelli che condividono il mio allarme a firmare la richiesta di dimissioni di Bondi da ministro, per palese incompatibilità con le caratteristiche essenziali della cultura, l’ indipendenza, l’autonomia, la ricerca della verità.

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Precetti di piccola igiene materialista, in vista del prossimo congresso del PD.

agosto 18, 2009

l’Altro 8 Agosto 2009

Sgombrare la mente, riporre in soffitta (bene ordinate per quanto possibile, serviranno allo storico) le vecchie questioni che ci tormentano (qualcuna dal ’93, altre anche da prima): il nuovo inizio, vi porterò alle isole felici dove regna il grande Achille, la gioiosa macchina da guerra, vota il candidato, la religione del maggioritario, possiamo governare con un solo voto di maggioranza, un partito tendenzialmente maggioritario, liberalizzazioni e privatizzazioni, l’etica contro l’individualismo, fatta l’Italia bisogna fare gli italiani, … Astrazioni indeterminate! (avrebbe detto il grande Galvano con sprezzo…). Carte truccate tenute da baro dentro la manica, cinque, sei assi da calare in tavola al momento giusto!… (ci han promesso la dimane / la diman s’attende ancor…).

Aprire gli occhi sul presente, i conti non tornano perché l’Italia va sempre più a rotta di collo verso il burrone… La zia di Proust (le zie di Proust manifestavano il loro dissenso con tanto garbo che non si avvertiva neppure…), Sandro Bondi, dopo essersi visto assegnare 60 milioni di euro per un suo fondo discrezionale a parziale risarcimento dei 360 tagliati al FUS, sopprime la PARC (la direzione generale che si occupava di paesaggio, architettura ed arte contemporanea) quando più servirebbe (Piano Casa e nefandezze annunciate con la scusa del deficit energetico), riconducendola all’interno delle Belle Arti… La RAI scende da Sky, perdendo 162 milioni di euro in un colpo solo (50 di contratto annuale, 75 sui prodotti cinematografici distribuiti da RAI Cinema, 7 di proventi pubblicitari), e lo fa per legarsi (il garante non ha nulla da dire?) sempre più strettamente agli interessi Mediaset… Altro che Berlusconi alla frutta, a giudicare dal “barbaro appetito” che manifesta!… In politica cosa fatta capo ha, ricordate l’abolizione dell’ICI che ha messo in ginocchio la finanza locale? spesso basta la parola (contro i fannulloni e contro il ’68…), ed i tagli alla scuola ed all’Università sono diventate riforme, su cui Giavazzi pontifica all’infinito…

Dal Congresso del PD deve nascere un’opposizione più forte… Non basta il vigore della denuncia, si dovrebbe recuperare qualcosa (anche di quella tradizione di puer robustus ac malitiosus dell’innominabile PCI)… Perché allora qualcosa si faceva, si sapeva lottare e qualche volta anche piegare gli interessi avversari, luglio ’60, abolizione delle gabbie salariali, rafforzamento delle autonomie… Per spiegarmi, parto dal fatto che ci si imbatte sempre, la frequenza non è affatto diminuita nonostante Patrizia, Veronica e Barbara, in quello che dice, assolvendolo dai suoi difetti, “però Berlusconi sta salvando l’Italia!”. Resto sempre di sale, perché non capisco come la stia salvando, visto che il PIL schizza verso il basso, il debito pubblico verso l’alto, la disoccupazione cresce verso percentuali a due cifre, la ripresa non arriva, lo stato delle nostre infrastrutture (Alitalia, Ferrovie dello Stato, autostrade) è indecente, le città sono fuori controllo, investiamo meno di tutti i paesi dell’OCSE in scuola e cultura, ed il nostro appeal – dal made in Italy al calcio ai premi cinematografici internazionali (con le significative eccezioni di Gomorra e Il Divo), è in vertiginoso ribasso… Quanto alla perdita di appeal , come non pensare che c’entri qualcosa che il nostro Presidente del Consiglio è diventato una barzelletta internazionale?… E che c’entri almeno uno zinzino anche l’immagine – trasmessa a tutto il mondo con i Mondiali di Nuoto – di un paese più proiettato al ripescaggio del ventennio fascista che verso il futuro? Poi ci penso e capisco che per quel signore l’Italia è un’astrazione, e quello che sente, molto concretamente, è che Berlusconi sta salvando i suoi interessi… L’affare diventa ancora più chiaro quanto il signore comincia ad elencare i modi in cui Berlusconi sta salvando l’Italia: il pugno duro nella questione dell’emigrazione, gli scioperi praticamente cancellati grazie a Sacconi, le ronde (che, se “partecipate” seducono i non pochi sindaci sceriffi o aspiranti tali del PD…), il ritorno alla severità degli studi (la crescita dell’etilismo tra i giovani non viene messa mai in relazione con le responsabilità della scuola…), gli show di Brunetta, il silenzio ai cui sono ridotti i comunisti… E naturalmente le cose che non si dicono: il premio alle rendite, la forza del lavoro strozzata, il trionfo dei privilegi di nascita, l’evasione fiscale che è tornata alla grande, scudi fiscali che somigliano a condoni…

Non posso che sentirmi insoddisfatto dalle piccole manovre che si profilano… Il neo-nuovismo che vuole chiudere la stalle dopo che i buoi sono scappati, le caute aperture a sinistra di Bersani e il rilancio franceschiniano del veltronismo (ma “con le palle”…), i tanti accigliati che si chiamano fuori… Se non si individuano i conflitti, le parti in conflitto e non si prende posizione, se non si fa lotta politica, non vedo futuro per la sinistra (e nemmeno per l’Italia, che ha un assoluto bisogno, dopo quindici anni di mediocri sceneggiate, di politica e di riforme)… Io credo che sulla cultura, sulla produzione immateriale, sulle infrastrutture, sul restauro del paesaggio, sulla densificazione delle città si possono aggregare forze ed interessi alternativi a Berlusconi, capaci di sconfiggerlo e di governare… Ma questo non può rientrare nella mediocre prospettiva della “vocazione maggioritaria”, o negli equilibri ex DS ex Margherita, o nella volontà di autoconservazione di una classe dirigente che ha già fatto abbastanza fallimento. Il limite dell’Ulivo non era nella volontà di creare un’alleanza tra forze non omogenee (e che altro modo può esserci, visto che l’Italia è come è, è l’Italia e non gli USA?) ma nel non aver creato un alleanza politica, che nascesse dai conflitti reali e dagli interessi reali, non da un vago bla bla sull’etica e sul metodo… Il limite dell’ultimo governo Prodi era nel contrasto tra un programma che sembrava un contratto notarile ed il fatto che la sua azione di governo si può riassumere nello slogan tardo maoista “tutto il potere a Padoa Schioppa”…

Visto che il Congresso è del Partito Democratico, contrappongo alla democrazia secondo Daniel Cohn Bendit (grande intervista su “Repubblica” del 6 agosto) la democrazia secondo Jean Luc Nancy. Il primo, il passato; il secondo, il presente. Cohn Bendit spiega che in Italia “non c’è più un’idea di progresso collettivo nazionale. Il vostro premier è l’emblema di un modello in cui per arrivare c’è solo l’individualismo. Lui incarna l’egoismo, il pensare solo per sé e ai propri interessi (…) L’individualismo è il carattere tipico della post-democrazia, di una società che non conosce l’interesse generale (…)”. Astrazioni, arriccerebbe ancora il naso della Volpe! La democrazia secondo Jean Luc Nancy (questo sì che potrebbe dare senso al nome del PD!), nasce dalle lotte degli anni Sessanta e del ’68, è una radicale reinvenzione della democrazia. Il principio (cito Ida Domimijanni sul manifesto del 6 agosto) “dell’incalcolabile contro il calcolo del capitale, la non equivalenza contro l’equivalenza generale del denaro (…) l’eguaglianza dell’incommensurabile contro la serialità dell’individualismo liberale, l’ordine del non scambiabile contro il regime mercantile dello scambio”. Dice Nancy, è: “il nome di un regime di senso, la cui verità non può essere sussunta in nessuna istanza ordinatrice, né religiosa né politica né scientifica o estetica, ma impegna interamente l’uomo in quanto rischio e chance di se stesso, danzatore sull’abisso” (Verità della democrazia, edizioni Cronopio). Possiamo avere la forza di dar vita ad un Partito Democratico che non discuta in eterno sulle regole, perdendosi nel sogno impossibile di un “spirito” di “progresso collettivo nazionale”, ma sappia mettersi e metterci in gioco come invenzione radicale del futuro?

P.S. Non avrei scritto questo, non stessi leggendo More pricks than kicks, la prima raccolta di novelle di Samuel Beckett (1934) di cui è protagonista Belacqua. Trasparente riferimento al Belacqua di Dante, che sconta in Purgatorio una vita indolente. Non è “sedendo e riposando che l’anima diventa saggia!” Scuotiti, sinistra italiana, che tanto somigli a Belacqua!

Birra seduta, birra in piedi.

agosto 18, 2009

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Apparso su “la Repubblica”, Cronaca di Roma, Agosto 2009

L’art. 683 del Codice Penale punisce la somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni? Non importa, il Comune di Roma decide di punirla anche per via amministrativa… La storia dei provvedimenti contro la movida della Giunta Alemanno poteva già ben figurare in un’antologia dell’umorismo involontario (ricordate l’ordinanza che proibiva i cornetti dopo le due di notte?), ma l’ultima misura batte ogni record. Viene proibito di bere in piedi, circolando direbbe il poliziotto, mentre si può seguitare a farlo se si è seduti ai tavolini di un bar… E se uno, avendo scorto un amico in mezzo alla piazza, si alza per salutarlo col bicchiere in mano? E che senso ha dopo aver consentito la trasformazione, a partire da Campo de’ Fiori, del centro storico in un gigantesco shopping mall durante il giorno, e nel più grande pub a cielo aperto d’Europa dopo il tramonto? Ma così già voliamo troppo alto… L’alcol bevuto in piedi entra più rapidamente in circolo – per via del moto – dell’alcol bevuto seduti? E – se fosse così – per il bevitore seduto sono consigliate, o addirittura obbligatorie, le braccia conserte? Divieto di vendita delle bottiglie di vetro, bicchieri di plastica, adesso vediamo anche questa… Difficile avere il coraggio di ripetere che la degenerazione della notte è la conseguenza della crisi culturale e ideale che il paese sta vivendo, che corrisponde perfettamente alle notti di palazzo Grazioli… Che l’estate romana di trent’anni fa, in pieni anni di piombo, non produceva né risse né ubriachi perché apriva un’altra prospettiva di vita… Poiché non si agisce sulle cause, ma sugli effetti, dobbiamo rassegnarci alle grida manzoniane del Sindaco: non servono a nulla, ma fanno scena e vanno sui giornali. A proposito di Manzoni: a Campo de’ Fiori sopravvive una storica polleria… Lì o altrove, bisognerebbe rileggere la storia dei “polli di Renzo”, che si beccavano tra di loro… Se non fosse accaduto alle ultime elezioni, col cavolo che Alemanno saliva in Campidoglio.

Un progetto di iniziative culturali per il Primo Municipio

agosto 5, 2009

Un progetto di iniziative culturali per il Primo Municipio
1. Anche per Roma, la cultura, il territorio dell’immaginario e del simbolico, ha valore strategico. Il degrado di Roma parte dalla sua zona centrale e dipende in gran parte dall’uso di questa parte strategica della città; un consumo generico, indifferenziato, meramente quantitativo.
Bisogna opporvi un progetto che ne riaffermi la caratteristica essenziale di luogo che appartiene a tutto il mondo, capace di generare sia nuova produzione, sia un consumo culturale di qualità. Bisogna però uscire dalla spirale distruttiva della contrapposizione cultura alta – cultura bassa  unica. Il centro di Roma può essere goduto e apprezzato dall’uomo comune, se offerto in modo intelligente, aperto, in forme ludiche piuttosto che pedagogiche e normative.
Invertendo però la tendenza a usarlo come shopping mall e pub a cielo aperto, dove si può vendere la stessa merce che si vende in periferia, fast food, etc. Riproporne le caratteristiche uniche, collegando in un’unica rete (con un servizio di visite guidate, informazione, promozione, eventi mirati, itinerari…) le varie forme del suo patrimonio culturale, promuovendo un mix innovativo di pubblico e privato, e di forme diverse di fruizione. Un primo elenco di luoghi:
a)    Musei pubblici e patrimonio pubblico in genere  (come la Discoteca di Stato, i Ministeri e le sedi di Enti pubblici…);
b)    Le chiese (con prolungamento degli orari di apertura, studiandone assieme al Vicariato la modalità, con un collegamento alle scuole della città – sul modello “la scuola adotta un monumento” della Fondazione Napoli ‘99);
c)    I tesori d’arte privati (in collaborazione col FAI, andando oltre l’unica “giornata” in cui ogni anno sono mostrati al pubblico);
d)    Università ed edifici scolastici;
e)    Università straniere;
f)    Istituti di Cultura stranieri;
g)    Biblioteche;
h)    Librerie;
i)    Sedi di giornali;
j)    Gallerie d’arte;
k)    Botteghe storiche;
l)    Attività artigiane;
m)    Negozi ed esercizi di ristorazione di qualità;
n)    Cinema;
o)    Teatri;
p)    Caffè, enoteche ed esercizi commerciali utilizzati anche come luoghi di lettura, di dibattito, di attività culturale (come il Caffè Fandango in piazza di Pietra).
Questo elenco è, naturalmente, aperto…
2. Prendendo come riferimento la Notte Bianca, si tratta di progettare il suo corrispettivo rovesciato. Attività che si svolgono piuttosto di giorno che di notte (anche se la giornata si prolunga necessariamente nella notte), mantenendo in comune con la Notte Bianca il carattere di evento culturale, rivolto a tutta la popolazione, ma in forme che permettono di scegliere – nell’insieme dell’offerta – quanto corrisponde al proprio gusto personale, piuttosto che uniformarsi ad un modello. Come l’estate romana ha moltiplicato il gusto per la vita notturna e per lo spettacolo, per gli eventi effimeri; così questo progetto deve proporsi di moltiplicare il piacere per i momenti considerati difficili della cultura, l’accrescimento della propria formazione e della propria cultura. Rivelando le componenti ludiche, puntando sulla mescolanza dei tipi di offerta, sulla sorpresa  e sulla meraviglia urbana.
3. Fa parte integrante di questo progetto l’allegata prima bozza di manifesto contro il degrado del centro (con due appendici) che verrà messo in rete perché venga sottoscritto dal maggior numero possibile di cittadini.
4. Momento fondamentale di questo progetto sarà un incontro pubblico degli archeologi, degli storici dell’arte e degli architetti che operano – come dipendenti statali o comunali – nella zona archeologica centrale. La zona archeologica centrale era il fulcro del “progetto Fori” di Argan e Petroselli (in una strategia che comprendeva anche estate romana e recupero delle borgate). Oggi l’area archeologica centrale è stata “commissariata” – ed “evaporato” Bertolaso appare sempre più con chiarezza che l’uomo forte del commissariamento è il Sottosegretario Francesco Giro. Questo significa una forte subordinazione del Comune al Governo; e dell’autonomia tecnico-scientifica dei tecnici al primato della politica. Vogliamo contrapporvi un laboratorio pubblico di idee e di progetti, per individuare le effettive priorità del rilancio dell’area archeologica centrale nella sua stretta connessione con la vita della città. (Ad esempio, perché non ragionare meglio sull’esperienza dell’ingresso gratuito al Foro Romano, che consentiva al rione Monti di utilizzarlo come una sorta di parco di quartiere?).
4. Gregorio, il guardiano del pretorio: così qualcuno ha cominciato a chiamare il Sindaco Alemanno per la sua propensione a farsi fotografare con i “pretoriani”. “Pretoriani”, “centurioni” e “vestali” sono stati radunati al Circo Massimo per il Natale di Roma. Roma così si allinea a San Pietroburgo, dove imperversano i Lenin clonati. Mentre il Vice Sindaco Cutrufo vorrebbe costruire nell’agro romano un parco tematico sulla Roma antica… Al contrario, si deve richiamare l’attenzione di tutti sull’imminenza del 2011, centocinquantesimo anniversario di Roma capitale… Per il 1911, cinquantesimo anniversario, Roma ha visto l’insediamento di molti Istituti di cultura di altri paesi, che non avevano la propria sede a Roma, nell’area di Valle Giulia… Perché non promuovere qualcosa di analogo per il 2011, proponendo come luoghi per il loro insediamento (per la Cina, per l’India…) il surplus di edifici che si libererebbe nel centro storico di Roma se ci fosse un’inversione della tendenza all’espansione dei “palazzi della politica” (Camera e Senato?)
5. Un progetto potrebbe essere pensato assieme alla nuova gestione (privata) del Teatro Quirino. La nuova gestione ha ovviamente tutto l’interesse a proporre il Teatro Quirino come un luogo non attivo soltanto la sera. Un progetto “conoscere il Quirino”, con l’obbiettivo di farvi entrare per una visita il maggior numero di romani possibile? Questo implicherebbe gli immediati dintorni del Quirino (Fontana di Trevi, la Calcografia Nazionale, Palazzo Poli, l’Accademia di San Luca; ma anche la Galleria Sciarra, con gli affreschi del Cellini che rappresentano le “virtù femminili”, il cinema Quirinetta chiuso da tempo…). Il progetto Quirino potrebbe estendersi al Valle, all’Argentina, all’Eliseo, alla Sala Umberto; e diventare un “progetto teatro”.
6. Per analogia, un progetto cinema (la libreria del Cinema, la casa del Cinema, la sala della Cineteca Nazionale ex cinema Trevi, il Nuovo Olympia, il Farnese, il Filmstudio, il Greenwich, l’Intrastevere, il Nuovo Sacher… in  molti casi siamo di fronte a locali che già svolgono attività di matinée etc…
7. Si tratta anche di promuovere un uso altro dei luoghi, di favorire le sorprese urbane. Per esempio, nella storica polleria di Campo de’ Fiori, leggere il famoso brano del Manzoni sui polli di Renzo che legati per le zampe si beccavano l’un l’altro. Usare, per promuovere la cultura, le tecniche da tempo scoperte dalla pubblicità commerciale, che chiama Bicarbonato, Camomilla, negozi di abbigliamento…
8. Promuovere una spettacolarità leggera, che non sopraffaccia i luoghi. Ad esempio, in occasione del Carnevale, segnalare i luoghi della “Principessa Brambilla” di Hoffmann, che si svolge a Roma durante il Carnevale… Durante la Quaresima, letture dell’ “Uomo in punto” del predicatore seicentesco Daniello Bartoli, meditazioni sulla morte, nelle chiese di Roma…
9. In collaborazione con le Facoltà di Architettura e l’Ordine degli Architetti, “Conosci la tua città”, visite guidate alla Roma moderna (e non solo). Visite guidate anche ai luoghi del miglior design moderno a Roma…
10. Tendenzialmente, si deve puntare su iniziative “a costo zero”. Il Municipio dovrebbe sostenere le spese di promozione (manifesti, pubblicità, conferenze stampe…). Agli storici dell’arte,agli architetti, agli archeologi ed agli attori si potrebbe chiedere di partecipare gratuitamente, come una sorta di sciopero alla rovescia, una protesta contro il disinteresse ed i tagli…
11. In modo ancora indicativo queste saranno le prime iniziative. L’11 settembre concerto serale a S.Ignazio, banda della polizia, con coreografie danzate ed invito all’apertura serale di librerie, gallerie d’arte, studi d’artista e botteghe artigiane, antiquari; il 12 aperitivo a Santa Maria in Trastevere con il maestro Cagli che legge Belli (da confermare, altrimenti annunciare genericamente aperitivo di poesia). Il 18-19 concerto serale di banda  a piazza Mastai, aperitivo a piazza di Pietra; il 25-26 concerto serale di banda a piazza Farnese, aperitivo a piazza San Salvatore in Lauro. Il … concerto in onore di Stefano Rosso.

Manifesto contro il degrado del centro di Roma

agosto 5, 2009

Roma, 29 Luglio

Siamo un gruppo di persone che abitano o lavorano nel centro della città di Roma. Abbiamo dei ricordi che non coincidono più con lo stato delle cose. Uno di noi ricorda quando attraversava il Colosseo ogni mattina per arrivare dallo stradone di San Giovanni al Campidoglio… Oggi non sarebbe più possibile. C’è stato il periodo del progetto Fori di Petroselli e del Napoleon, oggi viviamo nel tempo del progetto di campi di calcio tra il Colosseo e l’Arco di Costantino. La vita quotidiana nel centro di Roma vacilla sotto l’urto del turismo di massa. Altro che vagheggiare di raggiungere e superare Parigi (con cui Roma è gemellata) nel numero delle presenze turistiche, si deve partire dal fatto che il Colosseo già oggi non riesce a sopportare la visita di sei milioni di persone all’anno. Dall’area centrale di Roma dipende lo stato di salute dell’intera città, qualcosa che appartiene un poco a tutti. Un reality si sta sovrapponendo alla realtà di Roma, fagocitandola e trasformandola nel parco a tema di se stessa, con tanto di shopping mall, ristoranti e bar. L’infezione parte dal centro.
Cosa si può fare per arrestare il degrado che sta rendendo invivibili le notti romane sull’asse Piazza Trilussa – Campo de’ Fiori, per restituire a Roma la condizione di città che emoziona e sorprende, scena straordinaria che lascia però fluire la vita quotidiana? Per un progetto di rilancio del valore di Roma come città internazionale, patrimonio del mondo intero, centro di studi e di creazione artistica, una “università principalissima” come ingenuamente chiedeva Quintino Sella? Pensiamo si possa tentare una strada, radicalmente diversa dall’affidarsi a uno solo, del progetto che parte dall’esperienza di vita e dall’immaginazione che questa può generare. Poiché siamo, oltre che abitanti di Roma, tecnici e studiosi, archeologi, architetti, geologi, storici dell’arte, filosofi, sociologi, abbiamo pensato a un Laboratorio progettuale sul centro di Roma, programmaticamente aperto a tutti i contributi, della popolazione e della comunità scientifica internazionale. Un laboratorio che si alimenterà, speriamo, anche di azioni artistiche, di discussioni, di teatro, della vita stessa del territorio: con l’animo di chi pensa alla crescita del PIF (Prodotto Interno di Felicità) piuttosto che dell’imperante PIL. La città semplicemente non esiste senza i cittadini…
Qual è il futuro che sogniamo per la città di Roma? Il nostro Laboratorio si esprimerà attraverso riunioni, proposte progettuali, lezioni, azioni, manifesti: interrogandosi sull’identità attiva di Roma (a pochi anni dal cento cinquantenario di Roma capitale), sul progetto e sulla democrazia, che dovrebbe esserne un fondamentale valore aggiunto.
Freud si emozionava davanti ai tanti tempi storici che vedeva in ogni luogo di Roma. Una prima iniziativa del nostro Laboratorio sarà promuovere la conoscenza stratigrafica della città di Roma, saperla leggere dalle tante prospettive storiche che ha incorporato. Partendo dal Teatro di Pompeo, dal luogo stesso in cui oggi sembra nascere il degrado dell’uso della città, Campo de’ Fiori.


Renato Nicolini, Alberto Racheli, Eugenio Lo Sardo, Piero Meogrossi

Che ci faccio nel PD. Una risposta ad Alberto Abruzzese

agosto 5, 2009

l’Altro 29 Luglio 2009

Alberto Abruzzese ha almeno in parte ragione a domandarsi che ci faccio nel PD. Me lo sono domandato anch’io, tant’è vero che mi sono iscritto – pur essendo membro della sua Costituente Nazionale – l’ultimo giorno utile per aver diritto di voto al Congresso. Un Congresso dalle regole rococò, all’insegna dell’horror vacui mediatico. il segretario non sarà eletto dal Congresso, ma dalle primarie previste la settimana successiva tra tre candidati. Però questi tre candidati sono stati già scelti prima del Congresso… Dunque, un Congresso inutile? Può essere salvato solo da una discussione sincera, che inutile non è mai. Che siano sincere le pagelle della Serracchiani, come l’alleanza Letta Bersani, o la confluenza di Rutelli dietro Franceschini non lo giurerei.
In fondo resto in campo perché ho una mia idea di PD, l’ho avuta molto prima che si cominciasse a parlare di PD, e molto prima che Occhetto pensasse di risolvere il problema dell’anomalia della sinistra italiana cambiando nome al PCI. A che serve cambiare nome, se il carattere resta lo stesso, inguaribilmente centralistico, con le burocrazie periferiche che corrono in soccorso del centro… Sono quarant’anni che sogno un partito in cui il dissenso non sia un demerito ma un pregio, un partito democratico modellato sulle grandi lotte sindacali, universitarie e per i diritti civili degli anni Sessanta e Settanta…
Voglio porre ai tre candidati ufficiali alcune domande. Cominciando proprio da questa: se ritengono che la condizione necessaria per avere in Italia una sinistra politica dei nostri tempi, non più passiva né melliflua, non troppo astuta né troppo compromessa sia una chiara vocazione libertaria. Il paradosso del Duemila è in fondo ancora quello del Novecento, descritto così bene da Musil: ci definiamo e crediamo di essere tutti individualisti, eppure i comportamenti della società cui apparteniamo sono statisticamente prevedibili. Il paradosso non si risolve indossando l’uniforme per un’ancora più colossale Azione Parallela, ma lasciando sviluppare i conflitti. Governarli non significa né negarli né cancellarli, ma aiutarli a crescere senza implodere distruttivamente. Affrancandosi dell’altro paradosso del Novecento: la scoperta di Vilfredo Pareto che il consenso non premia le idee giuste ma quelle più conformiste, costruite sulla misura della maggioranza. Quando questa maggioranza si scopre conflittuale, arriva il 25 luglio per Mussolini e quello che sarà per Berlusconi…
La concezione della cultura è decisiva. La cultura muore come liberazione e si trasforma nell’arma più potente del regime, la propaganda, se ridotta a scenario per accrescere il consenso, soprattutto nella forma di tappeto rosso buonista. La sua capacità di rinnovamento, la sua forza simbolica, è direttamente proporzionale alla sua autonomia, dunque alla sua scomodità per il potere. Questo vale per lo spettacolo come per i musei, per le mostre come per l’università, per la formazione come per l’intrattenimento… Ne deve conseguire la fine della lottizzazione spartizione della RAI, dei Consigli di Amministrazione dei Teatri pubblici e degli Enti lirici, della gestione del cinema pubblico… L’uso del denaro pubblico deve coincidere con l’indipendenza e l’autonomia della gestione, sottoposte a valutazioni altrettanto indipendenti…
Non sono indipendenti le valutazioni delle Università italiane (che hanno fatto gridare, ahimè!, Corriere e Repubblica nientemeno che alla “rivoluzione”…). Bella rivoluzione, valutazioni basate sui dati 2001-03, e su parametri improvvisati e discutibili… Parametri che mescolano un po’ tutto, didattica, ricerca, fuori corso ed occupati dopo la laurea…Mi ricordano quegli avvisi pubblici per iniziative culturali per le quali è prevista una valutazione al centesimo di punto…I risultati sono tanto più addomesticati quanto più sofisticati sono i parametri adottati, capaci persino di negare l’evidenza… Il gioco è anche di mettere tutti contro tutti, i teatri di prosa contro i teatri lirici, i giornali e la televisione educativi contro l’intrattenimento…
La seconda domanda a Bersani, Franceschini e Marino è quantitativa: nella loro concezione, il PD si impegna a destinare ad Università e ricerca un percentuale vicina alla media dei paesi OCSE (3% del PIL) anziché all’attuale 0.80% ? E la spesa per cultura (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali) deve passare o no – nel loro programma – dall’attuale 0.08% a quell’ 1% che è stato il cavallo di battaglia della Francia di Mitterrand e Jack Lang? E sono pronti a battersi per mantenere in vita la PARC – la direzione generale per il paesaggio e l’architettura contemporanea – che sta per essere soppressa, e per sostituire il dissennato piano casa con un piano che abbia tre caratteristiche: messa in sicurezza degli edifici, restauro del paesaggio, densificazione dei centri urbani?
Non la faccio più lunga, avrò modo di tornare su questi argomenti. Ma è dalle loro risposte che dipenderà la mia posizione al congresso. In termini di tessere, non sono una gran cosa: ma, per una curiosa serie di circostanze, al mio nome è associata una delle poche esperienze di governo della sinistra italiana guardata ancora oggi con rimpianto ed affetto, non solo dalla sinistra. Una circostanza su cui i novelli strateghi della conquista del centro dovrebbero meditare…

Autunno caldo della cultura. Se non ci sarà, addio cultura italiana

agosto 5, 2009

l’Altro 25 Luglio 2009

Cosa significa il taglio al FUS, da oggi definitivo? 1) Uno schiaffo al Presidente della Repubblica Napolitano che ha espresso la sua contrarietà in ogni modo. Anche assistendo nei giorni caldi – come ha riportato lo stesso “Corriere della Sera” – a uno spettacolo – testo di Giorgio e Maria Stella Ruffolo, progetto Esplorazioni di Gioia Costa – su Napoleone in un luogo molto simbolico quanto al rapporto tra “beni” ed “attività culturali”, il Museo Napoleonico di Roma… (non riesco a tenere per me l’analogia tra Napoleone III il piccolo secondo Victor Hugo, ed il Berlusconi minimo di questi giorni. L’allegro anfitrione di Villa Certosa e Palazzo Grazioli, anziché pensare a pellegrinaggi sulla tomba di Padre Pio, dovrebbe leggere il bel libro di Scaraffia sulle cortigiane del Secondo Impero, pubblicato (con inconsapevolezza del futuro?) l’anno scorso proprio dalla Mondadori)… 2) Nell’atmosfera da ultimi giorni di un Berlusconi sempre più assediato, il furto di Tremonti al bilancio del Ministero dei Beni e delle attività culturali è la dimostrazioni che Bondi, incapace anche solo di pensare di opporsi, altro che la dignità delle dimissioni!, è un ministro di burro che sembra uscito dalle pagine di “Pinocchio”, pronto a staccare a morsi l’orecchio dei suoi ciuchini… 3) La protesta aveva bisogno di una vigorosa sponda politica che purtroppo non si è manifestata, con tutte le conseguenze… Il presidio spontaneo a Montecitorio di giovedì non ha replicato la forza della manifestazione di lunedì, ma ha visto solo poche decine di manifestanti… con un significativo atteggiamento anni Cinquanta della polizia… a beneficio di chi voleva attraversare la piazza direzione Giolitti (per un gelato) è stata rispolverata la formula “non è possibile, state facendo un’adunata sediziosa”… 4) La portata del taglio non si misura solo dalla sua entità  (che comunque dimezza le risorse che lo Stato italiano destina nel 2009 allo spettacolo)… Bisogna considerare che non verrà ripartito in modo proporzionale… Faccio l’esempio comprensibile a tutti del bilancio degli Enti Lirici, che non è comprimibile più di tanto… Così come quello di certe istituzioni teatrali… Il taglio sarà dunque tanto più forte per i piccoli, con la conseguenza che tutto ciò che è sperimentale, innovativo, non burocratizzato, rischia di essere spazzato via, costretto alla chiusura… 5) Il cattivo esempio del Governo centrale produce un catastrofico effetto domino, purtroppo non limitato alle Regioni ed agli Enti locali a maggioranza PdL… Le chiacchiere sulla managerialità, sull’impresa, sul mercato seducono le burocrazie regionali… In Calabria – mi limito a quest’esempio – un festival sperimentale come il Magna Graecia Teatro (che aveva la sua ragion d’essere nel rapporto tra i parchi archeologici e lo spettacolo) viene sottratto a Giancarlo Cauteruccio che lo aveva inventato ed affidato a Giancarlo Zanetti… Bravo attore, bravo organizzatore, ma connotato dal teatro commerciale… E’ comprensibile il desiderio di grandi platee, ma perché finanziarlo con il denaro pubblico, proprio quando questo diventa più scarso (in Calabria lo Stato è uscito dal Patto Stato – Regione che aveva dato vita al Magna Graecia Teatro…) ? 6) Ancora una volta, è la politica che latita, al centro ed a sinistra… Se diminuiscono le risorse, bisogna  essere ancora più attenti ad impiegarle per finalità pubbliche… Meno glamour e più sostanza, quella sostanza che negli anni Settanta aveva visto il teatro italiano dominare la scena nei più prestigiosi festival europei… 7) Se le cose stanno così, per il teatro, per il cinema (il cinema italiano è la cenerentola d’europa), per la Tv (la strada tutta italiana per il digitale terrestre ci porta sempre più lontani da concorrenza, innovazione, invenzione di nuovi format, presenza europea), per scuola ed università, per la libertà di stampa, per i beni culturali, per il paesaggio (persino la Prestigiacomo appare pericolosa alla banda Scajola, Matteoli, Calderoli, Tremonti, che hanno sottratto la valutazione di impatto ambientale al Ministero dell’Ambiente per affidarla a compiacenti commissari…): bisogna pensare subito ad organizzare l’autunno caldo della cultura… Oggi in Italia la produzione d’immaginario è fondamentale (Berlusconi ha saputo cavalcarla meglio di Veltroni, ahimè…), ma chi lavora alla sua produzione vede diminuire la propria autonomia, il proprio potere, la sicurezza del lavoro e le retribuzioni, sia che lavori in un giornale, sia che lavori nel cinema, o nella televisione, in un teatro, in un’orchestra, insegni in una scuola o all’università, o sia funzionario di una sopraintendenza…

Ricchezza oltre il Pil

agosto 5, 2009

Il manifesto 23 Luglio 2009

La prima impressione della protesta in piazza Montecitorio contro i tagli al FUS per me è stata di risalire ai tempi in cui il FUS è stato istituito… Alla metà degli anni Ottanta, come conseguenza (e tentativo di controllo) della spinta originata dalla stagione degli assessorati alla cultura, a Roma, Torino, Napoli… Le “estati” avevano spinto in alto (dati dell’Associazione per l’Economia della Cultura), il numero degli spettatori degli spettacoli invernali di teatro, musica, cinema, a parità di finanziamento statale… Il FUS non ha saputo produrre la stessa crescita, perché fin dall’inizio è stato concepito male (il Ministro era Franco Carraro), in maniera economicistica, come qualcosa che strizzava l’occhio all’impresa privata di spettacolo (qualcosa di molto diverso dallo spirito del Piccolo di Giorgio Strehler, del Laboratorio di Prato di Luca Ronconi o di Massenzio). Fa impressione che oggi si proponga la trasformazione totale dello spettacolo in un’impresa (tagliando ricerca, sperimentazione, innovazione), sia nei discorsi in piazza di Barbareschi e della Carlucci (che sbandiera la trasformazione del regime dell’impresa teatrale in quella della piccola e media impresa in un suo progetto di legge incautamente sottoscritto da molti deputati del PD) , sia nei “consigli per ripartire” di Piero Ostellino sul Corriere della Sera… La ricchezza che lo spettacolo può produrre va molto oltre i suoi effetti sul PIL, entra direttamente nella sfera del simbolico e della produzione di immaginario, il terreno su cui oggi competono le grandi potenze del mondo degli Anni Duemila, dagli USA di Hollywood all’Europa di Pina Bausch e Peter Brook al Brasile all’India di Bollywood… L’Italia sembra invece volersene ritirare, gettare la spugna, ripudiando la tradizione di Rossellini e di Pasolini, declinando il Festival di Venezia (o il Festival dei Poeti di Castelporziano, o la “città del teatro” del 1979 a Roma) secondo la logica del botteghino… un grande Bagaglino, star system e vallettopoli…  L’indignazione cresce se si collegano i tagli al FUS alla tecnica di ladro di caramelle con cui Tremonti le ruba al “bambino scemo” Sandro Bondi, che non accenna nemmeno una reazione, e soprattutto agli echi sinistri – tutti declinabili in salsa leghista padana – di questa ritirata dalla scena internazionale… L’ultimo momento in cui l’Italia si è presentata al mondo come un paese creativo (Armani e Versace, Transavanguardia, estati – che avevano impressionato la stampa di ) risale infatti agli ormai lontani Anni Ottanta. La preoccupazione dilaga se si considera che l’attacco non riguarda il FUS, ma tutto il bilancio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali. Sempre l’Associazione per l’Economia della Cultura ha calcolato che nel 2011 il Ministero non avrà – con i tagli previsti – nemmeno le risorse per pagare il personale. Questo significa smantellamento delle sopraintendenze, proprio mentre il paesaggio avrebbe particolare bisogno di tutela (il delirante piano casa); chiusura di molti musei; crisi degli istituti centrali. L’attacco è contro tutto ciò che ha a che fare con la cultura: la formazione, scuole ed Università (Francesco Giavazzi, apologeta della Gelmini e di Tremonti, resuscita lo slogan reaganiano: “Affamare la bestia finché diventa docile”), editoria e giornali, televisione (la RAI infeudata dai partiti, sottoposta al doppio controllo di un Consiglio di Amministrazione e di una Commissione parlamentare, pronta a ritirarsi (30%) dalla fiction – magari per nobilitare in modo postumo la gestione Saccà), persino la televisione privata (dove sono Freccero e Mentana? chi li ha sostituiti a Mediaset? ben pallida ombra è il Chiambretti del 2009…). Nello spettacolo e nella cultura tutto si tiene, il pubblico e il privato: ma se viene meno il pilastro dello spazio pubblico, dell’interesse pubblico, di valori in qualcosa condivisi anche nel conflitto, tanto più saldi quanto più capaci di generare conflito ed autonomia, non controllo e potere, è difficile resistere all’onda della paura, del razzismo, del ripiegamento nel particulare…  L’Italia 2009 assomiglia troppo a Palazzo Grazioli ed a Villa Certosa nel disprezzo per la cultura a favore di una volgare immagine di gaudente… Sia la bellezza del paesaggio italiano, sia l’immaginario che la parola Italia evoca sono beni non riproducibili. Quando sono compromessi, è quasi impossibile restaurarli. Colpisce che questa tragedia avvenga nel silenzio o nella banalizzazione, nelle scarse reazioni dell’opposizione parlamentare. Qualcosa che mi ha spinto – avendo bisogno della politica e mancando la politica – a candidarmi alla segreteria nazionale del PD, il partito che non c’è, che si avvia ad essere quello che non dovrebbe mai essere, e che servirebbe…